Giorgio Piccini

(Firenze, 20 agosto 1926 – Greve in Chianti, 17 settembre 1995)

Scultura di Giorgio Piccini: figure che abbracciano un bambino, allegoria dell’umanità

Breve nota biografica

Giorgio Piccini nasce a Firenze il 20 agosto 1926. È il secondo di quattro figli: la madre è maestra elementare, il padre suona il sassofono in un complesso jazz che gira l’Italia.

Nell’infanzia, il nonno materno lascia un segno profondo. Pur morendo quando Giorgio ha undici anni, resta per la famiglia un modello di rettitudine e di aiuto verso il prossimo. Giorgio si sentirà sempre legato a questa figura; ed è nella bottega di bottaio del nonno che vede per la prima volta lavorare il legno, materia che diventerà centrale nella sua opera.

Fin da piccolo immagina di diventare scultore: come diceva lui stesso, è il ricordo più lontano di cui avesse memoria. A quattordici anni inizia a lavorare col padre, che nel frattempo ha aperto un negozio di biciclette a Firenze. Con il passare del tempo, la scultura prende sempre più spazio, fino a diventare scelta totale.

All’età di quarant’anni, sposato e padre di tre figli, si trasferisce nella campagna del Chianti, dove resterà per il resto della vita dedicandosi esclusivamente alla scultura. Questa decisione – difficile e non sostenuta da certezze economiche – coincide anche con una scelta di autonomia: Giorgio si pone in disparte rispetto agli eventi e al dibattito artistico contemporaneo, per seguire un percorso tutto suo.

A fronte di un carattere schivo nel mettersi in mostra, vive una grande apertura verso gli altri: chiunque lo incontrasse, anche per la prima volta, si sentiva accolto dallo slancio di gioia e benevolenza che emanava.

Formazione e ricerca artistica

Due soli grandi riferimenti dichiarati accompagnano la sua ricerca: Michelangelo e Henry Moore. La sua preparazione è da autodidatta; costruisce spesso da sé anche gli attrezzi, perché corrispondano al segno che vuole lasciare sulla materia.

Individua un linguaggio espressivo legato alla tradizione figurativa, capace – con un sottile margine interpretativo – di comunicare significati essenziali. Non cessa mai l’approfondimento di questi significati, in un impegno inflessibile nella “ricerca della verità”, come lui stesso la definiva.

Potremmo chiamarla ricerca del sacro, anche se per Giorgio tutto è “sacro” in quanto manifestazione del Divino. I corpi, nei loro atteggiamenti e nelle loro piccole deformazioni, comunicano sentimenti, passioni, drammi ed estasi dell’“uomo umano–uomo divino”, dell’umanità tesa verso il “Dio-Verità”.

Temi delle opere

Dopo un primo approfondimento dei principi cristiani, le opere iniziali rappresentano le figure più rilevanti del cristianesimo: il Cristo, la Madonna, San Francesco d’Assisi, San Giuseppe, San Giovanni Battista.

Nelle opere più recenti emergono figure che sembrano materializzare i concetti via via approfonditi: Amore, Povertà, Umiltà, Sacrificio, in relazione alla drammaticità o all’estasi che assumono nell’esperienza dell’Uomo. Tali sculture, pur cambiando nome, narrano spesso due condizioni umane sempre presenti: materia e spirito, in contrapposizione o in sinergia, generatrici di sofferenza o di estasi.

Opere e diffusione

Complessivamente Giorgio Piccini ha realizzato circa un centinaio di opere, principalmente in legno d’ulivo, alcune in pietra e un certo numero di disegni.

Le sue opere sono presenti a Firenze, Roma, Milano, Brescia, Como, Bergamo, New York, Losanna, Buenos Aires, Los Angeles e Amburgo.